Il pensiero inventivo
E mentre le pronuncio, è come
se quelle ultime parole richiamassero da un abisso di secoli le
innumerevoli generazioni che in esse hanno sperato ancor prima
che Davide le cantasse nei suoi Salmi più di tremila anni
fa... Poiché il povero non sarà dimenticato per
sempre... e nella penombra i compagni mi paiono allora la
coralità degli uomini d'ogni tempo e latitudine che si
mossero, combatterono e, come costoro che mi ascoltano, tuttora
si battono perché la medesima certezza trionfi... Né
la speranza dei miseri perirà in perpetuo... C'è
un attimo di silenzio. Poi la Sala di via Corridoni è tutta
un applauso.
Tornando al mio posto in platea, mentre passo davanti al tavolo
degli oratori, Wassim, il rappresentante dell'OLP, e Uri Avnery,
il pacifista israeliano, mi stringono la mano. E quel gesto dei
"fratelli nemici" dal titolo del libro di Avnery
che campeggia anche sulla convocazione dell'incontro organizzato
da Democrazia Proletaria alla Sala della Provincia- mi pare sancire
la giustezza di quanto mi proponevo con la poesia: esprimere con
le parole più alte della tradizione dell'uno, la Bibbia,
le ragioni della lotta dell'altro.
...esaudisci il desiderio degli umili...
Un fragile ponte, in direzione di un dialogo difficile. Come quello
che si svolge sotto i nostri occhi, sottolineato dall'attenzione
tesa con cui l'assemblea segue i discorsi. Ognuno di noi è
infatti consapevole dell'importanza di quel confronto, ma anche
del dramma che in quello stesso momento si va consumando nei territori
occupati: la corsa dei ragazzi coi sassi, il fumo dei copertoni
bruciati, l'echeggiare secco degli spari, la conta quotidiana
dei morti. "Perché, signor Avnery," dice Wassim
con la voce appena incrinata, "la condizione del nostro popolo
oggi è questa: vedere i propri figli uccisi nel ventre
delle loro madri dalle percosse e dai gas del vostro esercito"
. Accanto a me due giovanissimi, fra i molti che affollano l'auditorium,
si stringono, quasi a voler scongiurare in un abbraccio tutto
quell'orrore.
"Ma non è proprio questa, forse, la posta in gioco?"